Archive for the ‘farfalla nera’ Category

posted by ginoperso on Giu 5

In un giorno di febbraio vagando pe’ il borgo d’Assisi, svoltando per strade finalmente vuote di piccole suore, di filippini, di giovani inneggianti, il gino perso seguendo i passi della sua farfalla nera giunse infine ad un piccolo teatro.

In realtà lo capirono entrambi dopo qualche attimo che quella porticina da cui si intravedevano tavolini e sedie e panche e seggiolini fosse un teatrino.
Sedute se ne stavano tre persone, dando le spalle all’uscita; deserto il resto del locale appena illuminato da poche lampade.

Affacciarono i loro sguardi verso il palco, senza entrare, rimanendo sulla strada, come se stessero chinati sopra ad un minuscolo teatro per burattini e da una fessura ne scoprissero il “misterioso” interno.

Scoprirono un omino seduto su uno sgabello con la chitarra in braccio che da solo occupava tutto il palco: era né vecchio né giovane, la faccia affaticata di occhi pesti e una spazzolata appena accennata nei capelli corti. Per un attimo gli sguardi dei curiosi e quelli del musico si incontrarono.
Il musico sorpreso si scoprì severo nel guardare gli intrusi e i curiosi sentirono l’imbarazzo d’essersi intromessi in una questione privata. Il gino perso sentiva d’aver rotto, come quando distrattamente si accende la luce della camera da letto dimentichi di lei che già dorme, l’intimita di quegli accordi di prova, della ripetizione rassicurante prima del concerto serale, .
Eppure gli sembrò che il musico guardasse loro chiedendosi se per caso non conoscesse i due curiosi, come persone che si incontrano nell’autobus in una piccola cittadina.

Invece il gino e la sua farfalla avevan da subito riconosciuto in quell’uomo dall’aspetto distratto il Sergio Caputo che a volte avean adorato negli anni passati.

posted by ginoperso on Mag 29

Il ginoperso correva felice incontro ai giorni futuri!
Sudato correva sospinto dal vento della gioia!
E quando questo raffreddava la sua schiena madida, il ginoperso starnutiva e nel fazzoletto tenuto davanti alla bocca trovava fiori.

Starnutendo gigli e convolvoli correva così per i prati dove sapeva avrebbe incontrato la sua farfalla.
Infatti starnutir fiori era richiamo e la farfalla volò a lui e insieme corsero giù verso i giorni futuri.

posted by ginoperso on Set 29

Il ginoperso inseguiva una farfalla nera come la notte.

La inseguiva di giorno, quand’era possibile vederla, prima che si mimetizzasse con l’oscurità. Una farfalla belissima dalle grandi ali disegnate di trame monocrome.

Aveva il viso chiaro e gl’occhi languidi sopra due labbra rosse e umide: e si faceva afferrare volentieri da lui quando, esausti, si fermavano al tavolino d’un bar per un aperitivo.

V.

posted by ginoperso on Apr 29

Il ginoperso s’ammantava di gioiose vesti quando alla sera incontrava la sua farfalla nera.

Con un sorriso le si inchinava davanti quando la incontrava.
A volte succedeva
negli atrii mal dipinti di stazioni piccole in cittadine inconcluse.
Altre volte accadeva in un borgo distante, striminzito più di altri borghi e gonfio di salite faticose.

V.

posted by ginoperso on Mar 29

Il ginoperso pensava alla sua farfalla nera.

Pensava da quale crisalide mai fosse nata, su quali fiori di quali campi si fosse mai posata prima di allora.

Si chiedeva perché il suo svagato vagabondare non fosse mai servito a niente se in fondo non era mai riuscito ad incontrarla prima.

Adesso la sua vita perdeva senso, se non pensava che lei fosse il senso unico, l’unico possibile di questi giorni.

posted by ginoperso on Ago 29

Il ginoperso odiava svegliarsi al mattino con il collo sudato, la schiena calda.

Avvolto dal calore, era come se fosse rimasto accartocciato nel suo letto e con fatica dovesse ristabilire la sua usuale postura.

Le palpebre cadevan giù come ghigliottine e i suoi occhi si perdevano in un alternarsi di veglia e visioni di sogno.

Allora le sue orecchie si riempivano di niente, morbide non udivano niente se non il mondo in lontananza come dal fondo di un abisso.

Le gambe venivan percorse da un fremito lento e rilassante che toglieva loro la forza e l’idea di camminare.

Il gino perso lottava disperatamente con il giorno che lo chiamava e la notte che non voleva abbandonarlo.

In quel momento ebbe la sensazione chiara di aver fatto già l’abitudine ad averla accanto al risveglio.

posted by ginoperso on Lug 29

Il ginoperso quando era abbracciato alla sua farfalla nera sognava il mondo che desiderava.

posted by ginoperso on Giu 29

Il gino perso annusava l’aria per capire se dietro al bancone tenessero dei rametti di menta.

Dentro a quell’osteria con il muro rivestito di piccole piastrelle lucide e bianche (come si fosse dentro ad una macelleria o ad un negozio di ammollati) il gino perso stava per ordinare un mojito.

In quel preciso istante, vestita di stoffa bianca punteggiata da fiori colorati, entrava dorridente la farfalla nera. Si avvicinava con passi lenti, appoggiando bene il proprio peso ad ogni passo prima sull’una poi sull’altra gamba.

Il gino perso attendeva che finisse di svolazzare. Ordinò un altro mojito (perchè in quell’osteria lo preparavano davvero bene!). L’odore della menta intanto saliva dal grande bicchiere di vetro.

Quando lei si posò vicino a lui, con il mento appoggiato sopra le mani incrociate sulla spalla del gino, beh! al gino perso non rimase altro che passarle il bicchiere.

Lei guardandolo dritto negli occhi strinse con le labbra la cannuccia di plastica nera e sorseggiò il famoso drink; il gino perso non riusciva ad abituarsi al muoversi della farfalla nera, alle sue seduzioni…

La ammirava ogni volta come fosse la prima.

V.

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