posted by ginoperso on Lug 29
Erano le ossa stanche che gli consigliavano di fermarsi: il ginoperso beveva caffè agitati in zucchero e cubetti di ghiaccio.
Tutto questo lontano dal suo borgo rinsecchito dove l’uso non era solito di caffè cosiffatti, bensì di correzioni postume con rabarbaro e sassolino, avvezzi gl’uomini allo spruzzo di rhum e deliziati da’ ponci a vela mai avrebbero permesso all’oste loro di metter ghiaccio nella scura bevanda, rubandole calore e dandole schiuma e bolle così poco adulte...
posted by ginoperso on Lug 29
Il ginoperso spiaggiato vicino alla riva, lasciava che piccole onde tirrene lo cullassero.
Guardava i fondali attraverso le lenti opache e distorcenti del verde mare e gli pareva di riconoscere correnti sottomarine colorate, come anguille fosforescenti: una per la chimica. una per i rifiuti, una per le concerie, una per il piscio…
Il pomeriggio la corrente cambiava direzione e portava a riva cotton fioc e qualche medusa, sacchini della coop e alghe, mentre il mare diventava verde scuro e maleodorante, marcio come i fossi ‘ntorno ai cimiteri.
posted by ginoperso on Lug 29
Il ginoperso sapeva bene che d’estate lavorare stanca ancor di più, e quando le gocce di sudore si mescolano ai colori, il pennello scorre più veloce e il tono dei colori sbiadisce.
Tutto si scioglie intorno.
Quando la liquefazione scivola su gli occhi è tempo di finire. chiudere le imposte e regalar la fresca penombra alle ore di lavoro,
Poi uscire.
E andare lontano.