Archive for Settembre, 2005

posted by ginoperso on Set 29

Dalla finestra aperta della sua casetta il ginoperso udiva rumori lontani come di sacchetti di carta gonfiati e poi scoppiati per dispetto.

Sentiva quegli scoppi riecheggiare di valle in valle, ché le colline fuori dalla sua finestra s’eran messe nei millenni una dietro all’altra, creando valli strette e scure. Eran così vicine che parevano onde d’un mare agitato di collinette boscose.

Sacchetti di carta esplosi con la mano, così, schiacciati per dispetto… questo era ciò che il gino perso provava ad immaginare.

Cercava di figurarsi il paffuto pettirosso o la maliziosa cinciallegra, come se in quel preciso istante si fossero posati sul davanzale della sua finestra a becchettar briciole di pane.

Riecheggiò invece un’altro sparo.
E un altro ancora.

Affacciato alla finestra aprì le braccia e con un moto di protezione provò ad abbracciare tutte le rondini, i passeri e le gazze e tutti gli altri che volavano in quelle valli.
Provò a tenerli tutti con sè, nel suo grembo e sentì mille piccoli cuori aumentare i battiti per il terrore e udì il fruscio delle piume impazzite.

posted by ginoperso on Set 29

Il ginoperso non inquisiva mai.

Odiava inquisire, perché significava cominciare una inquisizione. E per farla non c’era bisogno di nient’altro che di un inquisito da inquisire.

Niente giustizia, nessuna difesa possibile, nessun senno, nessun dio misericordioso, nessuna pietà, nessuna luce solo tenebra.


Il ginoperso soffiò con tutto il fiato che aveva nei suoi sgonfi polmoni e immaginò che quel soffio spegnesse un fuoco appena acceso in Campo de’Fiori, ai piedi del domenicano di Nola il quale, bloccata la bocca da un morso metallico, bruciando non poteva nemmeno urlare il suo nome: Giordano Bruno.

(Soffiava lui, umile nessuno, per provare a spegnere quel rogo ingiusto del passato, ché tanto i papi non sprecavano fiato per scusarsi di ciò che in nome di dio s’era fatto prima di loro).

posted by ginoperso on Set 29

Il ginoperso s’accarezza le rotule stanche,
ché i giorni son sassate e le notti son bianche
.

Si tocca la fronte ch’esplode
ché i pensieri son chiodi da appendere sul muro del cuore con martellate di rabbia.

Il ginoperso si rassetta i capelli,
ché il vento li muova e li renda più belli.
Poi si stropiccia gli occhi,
ché il sole è una miccia
e l’estate una guerra.

Il ginoperso s’aggrappa alla luna
ché la sera ristora dall’afa del giorno,
così che immerso in una notte di sogni
da questa possa fare ritorno.

(Al ginoperso s’infiamma lo stomaco,
ché la saggezza è perduta
e la vita dell’uomo pare scaduta.)

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